Parco del Monte Subasio

Parco del Monte Subasio

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Informazioni generali

Come raggiungere il parco
In treno, Stazione di Assisi - linea Roma-Foligno-Terentola delle FF.SS.
In auto o bus di linea: le vie di collegamento per raggiungere l'area naturale protetta del Monte Subasio sono le seguenti: § lungo la valle del Tevere: la S.S. 75 Centrale Umbra e la ferrovia Terontola-Foligno; SS lungo la valle del Topino: la S.S. Flaminia e la ferrovia Orte-Falconara.
Altri collegamenti, La S.P. n. 249 di Spello situata a NNE del Monte Subasio, tocca, a quote variabili tra i 300 e gli 800 m.s.l.m. i centri di Assisi, Armenzano, S. Giovanni, Collepino, Spello.
La sommità del Subasio si può raggiungere percorrendo una strada panoramica che collega il santuario dell'Eremo delle Carceri a Collepino. All'Eremo delle Carceri si arriva percorrendo la S.P. n. 251 di S. Benedetto.
Il lato a SW del Subasio è percorso dalla S.S. 147 delle Viole. La S.P. n.248 di Petrignano di Assisi conduce alle località di: Palazzo Petrignano, Torchiagina e si collega alla S.S. 318 Perugia - Ancona via Gualdo Tadino.
Infine la S.S. 444 collega Assisi con Pian della Pieve, S. Presto - G.Tadino. Distanze dalle principali città circostanti: Perugia dista Km 20, Roma Km 160, Firenze Km 185.

Gli operatori del parco
L'Ente Parco del Monte Subasio ha contatti quasi quotidiani con:
1. La Comunità Montana del Subasio, i cui uffici sono ubicati in Valtopina, il numero di tel. è 0742/75191; e-mail: c.montana.subasio@umbria.net
2. Con il Comando Stazione Ex A.S.F.D. con sede in Corso Umberto I - Assisi 3. Con il Comando Stazione C.F.S. con sede in S.M. Angeli - Assisi 4.
Con le Amministrazioni Comunali dei 4 comuni facenti parte dell'Area Naturale Protetta e cioè: Assisi, Spello, Valtopina, Nocera Umbra.
Il Parco del Subasio ha stipulato una convenzione per il controllo e la manutenzione dei sentieri presenti nell'Area Parco con la Comunità Montana del Subasio e con il C.A.I. sez. di Foligno.
Il Parco del Subasio ha stipulato due convenzioni per la regolamentazione del Volo Libero con le due Associazioni di Volo Libero presenti sul territorio e cioè con la Top Run di Spello e con la Ali Subasio di Rivotorto di Assisi.
La Comunità Montana - ATTIVITA': Forestale · Agro-Zootecnica · Faunistica · Infrastrutture: -viabilità secondaria rurale e forestale - acquedotti rurali -valorizzazione sorgenti esistenti -recupero del patrimonio edilizio rurale -sentieristica · Manutenzione straordinaria di torrenti e fossi · Servizio antincendio in collaborazione con la struttura operativa regionale nel periodo di massima pericolosità (periodo estivo) · Servizio di pronto intervento per calamità naturali ed avversità atmosferiche di particolare intensità.
INTERVENTI SETTORE FORESTALE: Miglioramento dei boschi di latifoglie e di conifere · Ripristino della viabilità forestale · Realizzazione e manutenzione di fasce parafuoco per la prevenzione antincendio · Ricostruzione boschiva mediante la messa a dimora di piante autoctone nei boschi degradati e radi · Ripristino di aree interessate da precedente attività estrattiva mediante risanamento morfologico e riambientamento dell'area con la messa a dimora di specie autoctone · Risanamento di aree interessate da presenza di rifiuti · Risanamento di aree boscate interessate da incendi · Servizio antincendio e di pronto intervento.
SETTORE AGROZOOTECNICO: Realizzazione di impianti di prato-pascolo e miglioramento dei pascoli e cure colturali agli stessi · Realizzazione di recinzioni in pali di legno ( castagno) e rete metallica e/o filo spinato per suddivisione in comparti dei pascoli · Realizzazione di punti di abbeverata per gli animali al pascolo ed acquedotti rurali e laghetti collinari · Interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione alle strutture agro-zootecniche presenti nel territorio demaniale in gestione.
SETTORE FAUNISTICA: Controllo della fauna selvatica in collaborazione con l'Ente Parco Monte Subasio ( in particolare programma di abbattimento selettivo dei cinghiali) · Controllo degli animali selvatici (caprioli) lasciati liberi a gruppi nell'area demaniale del Monte Subasio · Manutenzione ordinaria e straordinaria degli abbeverino esistenti utilizzati dai volatili · Possibilità di lanci di specie autoctone (lepri. Starne pernici) in collaborazione con la provincia di Perugina ed Ente Parco Monte Subasio · Monitoraggio sulle specie selvatiche presenti nell' area naturale protetta .
SETTORE INFRASTRUTTURE: Viabilità secondaria rurale e forestale · Acquedotti rurali · Valorizzazione sorgenti esistenti · Recupero del patrimonio edilizio rurale · Sentieristica.
INTERVENTI VARI NEL TERRITORIO DELLA COMUNITA' MONTANA: Manutenzione straordinaria di torrenti e fossi · Servizio antincendio in collaborazione con la struttura operativa regionale nel periodo di massima pericolosità (periodo estivo) · Servizio di pronto intervento per calamità naturali ed avversità atmosferiche di particolare intensità.
ATTIVITA' DIDATTICHE SVOLTE DALLA COMUNITA' MONTANA MONTE SUBASIO: Collaborazione con gli Enti Parco "Monte Subasio" e "Colfiorito" per visite guidate nelle rispettive aree naturali protette istituite dalla Regione dell'Umbria con L.R. N° 9/95 Gli argomenti trattati nel corso di tali visite sono i seguenti 1 aspetti vegetazionali-climatici-geologici-morfologiciantropici e storici 2 aspetti sulle attività e gestione svolti dalla Comunità Montana 3 aspetti faunistici 4 aspetti sulla fruizione della sentieristica 5 aspetti sulla produzione di energia elettrica alternativa pulita (attivo un impianto misto eolico-fotovoltaico) nel fabbricato demaniale in loc.tà "Bandinelle" frazione di Armezzano in Comune di Assisi, realizzato dall' Enel- distribuzione di Perugina al normale allaccio per abitazione Kw.3 6 aspetti naturalistici legati al messaggio ecologico francescano
San Francesco e il "suo" monte
I boschi che circondano Assisi sono divenuti famosi in tutto il mondo grazie alla figura di San Francesco, conosciuto anche come l'Altro Cristo per la sua grandissima spiritualità indissolubilmente legata alla natura, alla meditazione ascetica e a luoghi ancora oggi avvolti in atmosfere sospese fra leggenda, religione e poesia tanto che dalle nebbie invernali che lambiscono il monte, ci si potrebbe aspettare di essere proiettati indietro nel tempo di centinaia di anni. Nei boschi sembra risuonare ancora l'eco di antiche fiabe e leggende, di sacre aure di mistero che si perdono in tradizioni in cui la realtà non è più divisibile da miti pagani e miracoli cristiani.
Parco_Monte_Subasio_16 Tra i lecci e le verdissime querce che avvolgono l'Eremo delle Carceri, alle pendici del monte Subasio, quattro chilometri ad est di Assisi, Francesco si ritirava in preghiera e viveva un profondo rapporto di identità con la natura e le sue creature sia benevole come gli uccelli sia pericolose ed aggressive come il lupo di Gubbio. Nella grotta del Santo, nel Convento dell'Eremo delle Carceri, si conservano tuttora il letto di pietra e l'altare con un crocifisso ligneo, forse trecentesco, mentre sul muro un affresco raffigura proprio l'episodio della predica agli uccelli (fioretto XVI). L'episodio del lupo di Gubbio (fioretto XXI) e quello delle tortore liberate (fioretto XXII) sottolineano uno dei tratti salienti della vita di Francesco: il suo amore per tutte le creature, fatto di rispetto, delicatezza e dialogo intriso di spiritualità; una carità universale che abbraccia le creature animate e quelle inanimate fino a superare, nel tempo delle crociate, le differenze di religione con i fratelli musulmani dell'Oriente (fioretto XXIV). Quella di Francesco è un'umanità limpida, colma di gratitudine per la ricchezza della natura ed il Santo scopre la grandezza della propria vocazione nella più totale povertà e semplicità. La vita di Francesco non è solo un rifugio nella contemplazione ma è anche predicazione che permette a tutti di capire il messaggio della spiritualità cristiana: gli uccelli che hanno udito la predica del Santo comprendono l'importanza di diffondere il messaggio in ogni angolo del mondo tanto che essi "si levarono in aria con meravigliosi canti, e poi secondo la croce ch'avea fatta loro santo Francesco si dividono in quattro parti, e l'una volò verso l'oriente, e l'altra parte verso l'occidente, e l'altra parte verso lo meriggio, e la quarta verso l'aquilone, e ciascuna schiera vi andava cantando meravigliosi canti. così la predicazione della Croce di Cristo rinnovata per santo Francesco si dovea per lui e per li suoi frati portare in tutto il mondo". Proprio prima di questo miracolo, Francesco si era ritirato nella selva con frate Masseo comprendendo che la sua missione era quella di predicare al mondo "per la salute degli altri". In un clima di cavalieri crociati vestiti di cotte di maglia e lucenti armature, la figura di Francesco sembra alla lunga avere vinto, diffondendo un messaggio di solidarietà e di non violenza. Si potrebbe addirittura pensare a Francesco come ad una sorta di druido cristiano, in grado di conoscere e di parlare il linguaggio della natura, un pacifico mediatore fra le antiche leggende pagane della zona di Assisi e il messaggio cristiano di amore e fratellanza fra gli uomini e fra questi e la realtà in cui vivono. Non a caso anche nella Chiesa Superiore della Basilica di San Francesco ad Assisi, gli affreschi del ciclo giottesco non rappresentano il Santo come un asceta solitario ma come uomo in mezzo agli uomini, sullo sfondo di splendidi paesaggi e raffinate architetture; per questo a Giotto va riconosciuto il merito di aver contribuito in modo sostanziale alla divulgazione delle storie della vita del Santo Poverello di Assisi. Ecco cosa scrive Luigi Salvatorelli, uno storico del Novecento nella sua opera "Vita di San Francesco d'Assisi" descrivendo con straordinario lirismo quella che è stata definita la "città dell'anima": "Di tutte le parti d'Italia, l'Umbria è la più vicina a Dio" e poi, riferendosi proprio alla terra di Francesco, continua affermando che "la vista di Assisi sfolgorante suscita l'impressione di un paradiso lontano, misterioso e inaccessibile. Accade talvolta, in un sereno pomeriggio autunnale, calante già il sole al tramonto, che su questa assorta contemplazione arrivi il rintocco lento, solenne, indefinitamente oscillante della campana di San Francesco, vicinissima e che pur sembra risonare da una misteriosa lontananza, direttamente dal cielo. Suono e visione, l'uno nell'altra, rapiscono lo spirito: non si guarda e non si ascolta più, il tempo si annulla e un attimo vale un secolo. Per quell'attimo Assisi è ilo vestibolo dell'eternità". E' come se purezza e semplicità si unissero proprio nella bellezza del monte e del borgo medievale di Assisi; la misura della forza dello spirito francescano è un miracolo che si riflette in ogni aspetto della vita quotidiana: il desiderio di superare i valori materiali della città viene espresso dall'armonioso binomio di "pace e bene" che diventa la sintesi della fratellanza e della solidarietà francescana. Assisi ed il suo monte sono stati definiti "un'isola di fede sospesa fra cielo e terra" ma non si deve assolutizzare il misticismo francescano tenendo presente l'importanza dell'uomo visto nella sua interezza e complessità che non vive alienato dalla realtà ma all'interno di essa ed il messaggio di Francesco è quello di indirizzare gli uomini verso la giustizia ed il rispetto della natura nel suo insieme. Si tratta di valori che vanno ben al di là della mistica e della religione e che vengono riconosciuti come universali tanto che proprio la città del Santo Poverello ha ospitato lo storico incontro di papa Giovanni Paolo II con i rappresentanti delle religioni di tutto il mondo in occasione della Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace. San Francesco è diventato così un punto di riferimento quando si parla di pace, ambiente, cultura e diritti umani.

Dante e il Subasio
Intra Tupino e l'acqua che discende dal colle eletto del beato Ubaldo, fertile costa d'alto monte pende, onde Perugia sente freddo e caldo da Porta Sole; e di rientro le piange per grave giogo Nocera con Gualdo.
Parco_Monte_Subasio_17 Di questa costa, là dov'ella frange Più sua rattezza, nacque al mondo un sole, come fa questo talvolta di Gange. (Dante, Paradiso XI, 43-51) L'alto monte degli immortali versi danteschi è il massiccio che culmina nel Subasio; esso, con la sua costiera occidentale fertile ed esposta al sole, digrada verso la valle di Spoleto e verso Perugia, tra le due valli del Topino e del Chiascio.
Proprio il Chiascio raccoglie le acque del Topino e le fa confluire nel Tevere, a sua volta indicato come l'"acqua che discende" dal colle di Gubbio vicino al quale e precisamente sul monte Igino, condusse vita di eremita e fu sepolto il beato Ubaldo Baldassini che fu vescovo di Gubbio dal 1129 al 1160. Perugia, che sorge dirimpetto al monte Subasio, avverte il caldo ed il freddo dalla sua parte orientale perché la grande massa calcarea del monte accentuava il caldo in estate e il freddo nella stagione invernale. La Porta Sole, dalla quale Perugia avvertiva questi mutamenti climatici, si apriva nella parte orientale della cerchia muraria etrusca, proprio di fronte al monte di Assisi: questa porta è oggi distrutta ma un rione del centro della città ne conserva il nome. Sulla costiera opposta, a nord-est del massiccio del Subasio, si trovano le città di Nocera e Gualdo Tadino; per esse il gruppo montuoso del Subasio rappresenta un giogo gravoso in quanto toglie loro alcune preziose ore di sole e calore. Alcuni commentatori dei versi danteschi hanno voluto intendere questo giogo come un'allusione politica al governo vessatorio esercitato da Perugia su Nocera e Gualdo tra la fine del XIII ed i primi anni del XIV secolo ma non sembra credibile che Dante abbia inserito questa osservazione politico nel contesto della descrizione del panorama ambientale umbro e del suo monte. E' proprio dove il monte si fa meno ripido che nacque una nuova luce per il mondo e cioè San Francesco di Assisi, un sole così luminoso e dotato di virtù vivificante che può essere paragonato a quello materiale quando talvolta (nell'equinozio di primavera) sorge dal fiume Gange rispetto al meridiano di Gerusalemme, dalla vera parte orientale del mondo.

Etimologia del termine "Subasio"
Parco_Monte_Subasio_18 Anticamente il monte di Assisi era chiamato Asio, termine che forse indicava un'estensione di terra incolta, a monte della città; in seguito il nome è stato esteso a tutto il complesso montuoso in rapporto alla sua cima piatta e prativa. La parola "asium" designava un campo o più in generale qualsiasi terra incolta adiacente a dimore o templi; lo stesso termine ricorre anche in alcune pergamene medievali per indicare un luogo erboso, di solito non adibito a coltura, un'area aperta o un qualsiasi spiazzo in rapporto con la zona limitrofa. Nei documenti medievali il Subasio è indicato in vari modi e la parola non sembra aver ancora trovato una forma definitiva presentando le seguenti varianti: Suaxerus, Subbagio, Sub Asisio, Subassisio, Sub axio, Sub asio ed anche sub Asio.
Nel periodo medievale, infatti, l'asio per eccellenza era la sommità del monte spianata e ricca di prati; per indicare delle zone situate sulle pendici o sulla costa del Subasio si diceva che esse erano "sotto l'Asio". Nella forma usata tuttora, il termine Subasio definisce il monte che si trovava sotto la città di Assisi (sub Asisio) non certo dal punto di vista geografico ma in senso politico.
Il patrimonio faunistico del Monte Subasio è assai ricco e significativo, anche se, come per la flora, la forte pressione antropica ha determinato la riduzione ed in alcuni casi la scomparsa di alcune specie colpendo principalmente quelle acquatiche; le specie ittiche attualmente presenti sono esclusivamente tre e precisamente la rovella (Rutilus rubidio), il vairone (Leuciscus souffia) e la trota fario (Salmo truta) in parte reintrodotta; da alcune decine di anni infatti, non si verificano più quei fenomeni di risalita che nel passato portavano nel Tescio specie quali l'anguilla (Anguilla anguilla), il barbo (Barbus plebejus) e il cavedano (Leuciscus cephalus).
Parco_Monte_Subasio_19 Ricordiamo però che nei principali corsi d'acqua è ancora presente il granchio di fiume (Potamon edule) mentre il gambero (Austropotamobius pallipes), un altro indicatore di buona qualità delle acque, risulta estremamente raro. Per quanto riguarda gli anfibi è stata rilevata la presenza di una buona varietà di specie, sicuramente presenti sono la rana verde (Rana sp.) il rospo comune (Bufo bufo) e il rospo smeraldino (Bufo viridis), quasi sicuramente il tritone crestato (Triturus cristatus), la salamandra pezzata (Salamandra salamandra), la raganella (Hyla arborea) e la luscengola (Chalcides chalcides), mentre nessuna certezza si ha riguardo la salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata) e l'ululone a ventre giallo (Bombina variegata). Molto ricca invece risulta l'avifauna di cui uno degli elementi di spicco è il raro astore (Accipiter gentilis) potente rapace che vive esclusivamente nei boschi ad alto fusto, habitat ideali non solo per l'astore ma anche per un buon numero di specie che qui nidificano come il picchio verde (Picus viridis), il picchio rosso maggiore (Picoides major), il tordo bottaccio (Turdus Philomelos), la tordela (Turdus Viscivorus) e il picchio muratore (Sitta Europea). Tra i rapaci ricordiamo inoltre la presenza della poiana (Buteo buteo), dello sparviero (Accipiter nisus) e del gheppio (Falco tinnunculus) tra i diurni e tra i notturni quella del barbagianni (Tyto alba), della civetta (Athene noctua) e dell'allocco (Strix aluco) sicuramente rilevata mentre non certa ma molto probabile è quella dell'assiolo (Otus scops) e del gufo comune (Asio otus). A differenza di gran parte del territorio regionale nel Parco del Monte Subasio la starna (Perdix perdix) non mostra una presenza temporanea e legata alle immissioni a scopo venatorio ma è in grado di riprodursi presentando due nuclei stabili. Come già detto le specie ornitiche presenti nel parco sono molto numerose ad esempio le aree aperte, i pascoli e campi ospitano l'allodola (Alauda arvensis), il culbianco (Oenanthe oenanthe), il fagiano (Phasianus colchicus), la tortora (Streptopelia turtur), l'upupa (Upupa epops), la rondine (Hirundo rustica), lo storno (Sturnusvulgaris) ecc. ma molti altri uccelli abitano l'area del parco, come il cuculo (Cuculus canorus), il pettirosso (Eerithacus rubecula) il merlo (Turdus merula), la cinciallegra (Parus major), il fringuello (Fringilla coelebs), il cardellino (Carduelis carduelis) ecc. Tra i mammiferi da alcuni anni è stata di nuovo rilevata la presenza del lupo (Canis lupus lupus); l'uccisione di un maschio adulto avvenuta nel 1990, il recupero inopportuno di un cucciolo nel 1992 e i recenti rilevamenti indiretti fanno ritenere certa la ricolonizzazione. E'inoltre accertata la presenza all'interno del Parco della volpe (Vulpes vulpes), del tasso (Meles meles), della donnola (Mustela nivalis), e della faina (Martes foina). Per quanto riguarda gli ungulati il territorio del parco presenta caratteristiche tali da renderlo idoneo per la reintroduzione del capriolo (Capreolus capreolus) e del cervo (Cervus elaphus) ma attualmente l' unica presenza rilevata è quella del cinghiale (Sua scropha) dovuta ad una serie di ripopolamenti effettuati per scopi venatori effettuati però inserendo individui appartenenti a razze o sottospecie con pool genetici completamente diversi dall'originale. Le attuali specie risultano molto più grandi e più prolifiche, questi fattori, uniti alla ferrea protezione effettuata durante i primi anni di ripopolamento, e alla quasi totale assenza di predatori hanno fatto si che il cinghiale invadesse quasi tutta la regione procurando gravi danni. Abbiamo sottolineato questo aspetto per evidenziare quanto sia pericoloso l'inserimento di specie non appartenenti al patrimonio originario, e in generale per evidenziare la complessità degli interventi ambientali soprattutto per l'impossibilità di prevedere gli sviluppi futuri. Per quanto riguarda gli altri mammiferi tra gli insettivori è accertata la presenza solo del riccio (Erinaceus europaeus), del toporagno comune (Sorex araneus), e della talpa (Talpa sp.) mentre tra i roditori sono presenti lo scoiattolo (Sciurus vulgaris), il topo quercino ( Eliomys quercinus), il ghiro (Glis glis), il moscardino (Muscardinus avellanarius), il topo campagnolo rossastro ( Clethrionomys glareolus), l' arvicola dei savi (Pitymys savii), il topo selvatico ( Sylvaemus sylvaticus), il ratto (Rattus norvegicus), il topolino delle case (Mus musculus) e l' istrice (Hystrix cristata). Una popolazione molto consistente è quella della lepre comune (Lepus capensis) diffusa in tutte le aree a pascolo e in buona parte del territorio collinare.
All'interno della valle Umbra, quasi di incanto, appare un complesso montuoso, il Parco del Monte Subasio che per la sua caratteristica forma di testuggine, si distingue immediatamente dalle colline circostanti. Tale massiccio carbonatico di forma ellittica e orientamento nord-ovest-sud-est è delimitato a nord dal Fiume Tescio, a nord-est dal Torrente Chiona e a sud-ovest dalle pianure di Spello ed Assisi. Il Parco del Monte Subasio oltre che dal monte omonimo da cui prende il nome è un complesso costituito, dai due colli Caprile e Copriletto a nord, un nucleo centrale a cui appartiene il Monte Subasio (1290 m.), il Monte Civitelle (1270 m.) e il colle San Ruffino ed a sud, termina col monte la Sermolla (1192 m.).
Parco_Monte_Subasio_20 L'Area Naturale Protetta si estende per 7.442 Ha comprendendo i comuni di Assisi, Nocera Umbra, Spello e Valtopina, ricadendo interamente nel territorio della Provincia di Perugia. Il territorio del Monte Subasio fin dall'antichità è stato vittima di una forte pressione antropica subendo cosi profonde trasformazioni, fortunatamente alcuni residui degli antichi paesaggi, ancora ricchi di suggestioni e particolarità, si sono in ogni modo conservati anche se in fasce limitate. L'analisi fitoclimatica del territorio, le testimonianze storiche, i residui dell'antica copertura vegetale nonché la sua posizione geografica ci permettono di descrivere gli elementi che un tempo caratterizzavano il Monte. E' opportuno ricordare inoltre che il monte Subasio costituisce un massiccio isolato; questa lontananza dalla catena appenninica ha determinato un conseguente innalzamento delle temperature rispetto a sistemi montuosi più articolati. Il clima meno aspro e la scarsa presenza di acqua, determinata da un basso spessore del suolo e dalla natura carsica del territorio, hanno abbassato i limiti di altitudine della vegetazione, con conseguente rapida successione di fasce vegetazionali. La parte sommitale del Monte Subasio è oggi quasi completamente costituita da pascoli a cotica erbosa molto densa composti prevalentemente da bromo (Bromus erectus Huds.) e sonaglini (Briza media L.), questo tipo di associazione si estende principalmente sui versanti orientale e settentrionale mentre risulta meno estesa su quelli occidentale e meridionale. Questo pascolo si caratterizza inoltre per la grande ricchezza di specie, tra cui ricordiamo i trifogli presenti con sei specie differenti, la salvia (Salvia pratensis L.), il ranuncolo bulboso (Ranunculus bulbosum L.) ed i fiordalisi (Centaurea triumfetti All .e dissecta Scop.). I pascoli del Monte Subasio sono di tipo secondario cioè creati dall'uomo; l'uomo infatti, fin dall'antichità, ha disboscato le sommità pianeggianti dei monti per adibirle a pascolo e alla coltura dei cereali. Prima dell'intervento umano le aree sommitali erano quasi completamente coperte da foreste di caducifoglie con prevalenza di faggio (Fagus selvatica L.), nel versante settentrionale del monte si conservano ancora oggi residui dell'antica faggeta, di cui il lembo più popolato e meglio conservato è rappresentato dal bosco denominato "macchione". Sui versanti occidentale e meridionale prevale invece un pascolo con caratteristiche differenti, le specie presenti meglio si adattano ad ambienti più secchi come la stellina purpurea (Asperula purpurea L.), il bromo (Bromus erectus Huds.), la cedolina (Phleum ambiguum Teen.) il paleo (Koeleria splendens L) l'eringio ametistino (Eryngium amethystinum L.), la santoreggia (Satureia montana L.), il fiordaliso giallo (Centaurea rupestris L.) ecc. Questa associazione si presenta meno densa rispetto alla precedente, più aperta e in alcuni casi cespugliata., i terreni su cui si sviluppa sono più acclivi, il suolo è scarso con punti in cui affiora il substrato roccioso. Al confine con i pascoli secondari scendendo di quota incontriamo le varie formazioni forestali che sul Subasio più che in altri luoghi si presentano varie e discontinue. Sui versanti calcarei orientale e settentrionale si sviluppano principalmente i boschi di carpino nero (Ostrya carpinifolia Scop.) la cui continuità e spesso interrotta da rimboschimenti di conifere e piccole aree coltivate. Questi boschi si caratterizzano oltre che per il carpino, specie dominante, per la presenza di altre essenze vegetali quali l'acero d'Ungheria ( Acer obtusatumW. e K.), l' orniello (Fraxinus ornus L.), il maggiociondolo (Laburnum anagyroides Medik.), il biancospino (Crategus monogyna Jacq.), il corniolo (Cornus mas L.) e per una grande varietà di specie arbustive. Sui versanti più caldi ed assolati come quelli occidentale e meridionale domina la roverella (Quercus Pubescens Willd.) in associazione a specie arboree quali l' orniello (Fraxinus ornus L.), i ginepri (Juniperus oxycedrus L. e communis L.) il sanguinello (Cornus sanguinea L.), ed arbustive come il terebinto (Pistacia terebinthus L.), l' asparago (Asparagus acutifolius L.) e la robbia (Rubia peregrina L.); anche in questo caso la fascia di diffusione non è continua ma interrotta da rimboschimenti a conifere che non pregiudicano pero il buon valore ecologico e geobotanico. In limitate aree del versante occidentale situate prevalentemente in zone rocciose esposte a sud si sviluppano anche boschi di leccio (Quercus ilex L.), nei boschi di leccio ritroviamo sia specie arboree che arbustive tipicamente mediterranee come il viburno (Viburnum tinus L.), l'ilatro (Phillyrea media L.), il corbezzolo (Arbutus unedo L.), lo stracciabraghe (Smilax aspera L.), l' asparago (Asparagus acutifolius L.) il pungitopo (Ruscus aculeatus L.), che specie meno termofile come il carpino nero (Ostrya carpinifolia Scop.), l' orniello (Fraxinus ornus L.) e la roverella (Quercus Pubescens Willd), uno dei più importanti lembi di lecceta ad alto fusto è il bosco dell'Eremo delle Carceri, che per la presenza di numerosi lecci secolari di elevato valore naturalistico è stato inserito negli elenchi dei biotopi di interesse nazionale. Nei versanti meno acclivi dove il substrato calcareo lascia il posto a substrati a marne ed arenarie si sviluppano invece boschi misti di cerro (Quercus cerris L.) che, nei versanti esposti a est, nord ed ovest, è principalmente associato al carpino nero (Ostrya carpinifolia Scop.), mentre a sud alla roverella ((Quercus Pubescens Willd). Come abbiamo già evidenziato spesso i boschi sono interrotti da rimboschimenti a conifere, il monte Subasio infatti, agli inizi del secolo si presentava quasi completamente denudato tanto da far temere l'irreversibilità dello stato di degrado; da qui i primi tentativi di rimboschimento di cui il primo con pino nero (Pinus nigra Arnold) ad opera di prigionieri austriaci. I successivi rimboschimenti susseguitisi fino ad oggi sono stati effettuati quasi esclusivamente a conifere e solo in rari casi sono state impegnate latifoglie autoctone; le specie maggiormente diffuse sono il cedro dell'Atlante (Cedrus atlantica Manetti), il cedro dell' Himalaia (Cedrus deodora Don.), il pino laricio (Pinus laricio Poir.), il pino d' Aleppo (Pinus halepensis Mill.) l'abete rosso (Picea excelsa DC.), l' abete bianco (Abies alba Mill.), e varie specie di cipresso (Cupressus sempervirens L., arizonica Green). Ricordiamo inoltre che nel Parco non mancano esempi di associazioni vegetali tipiche delle zone umide, in particolare lungo le sponde del fiume Tescio e in modo discontinuo lungo i corsi d'acqua minori. In questi ambienti sono presenti diverse specie di salici (Salix purpurea L., apennina Skvortsov, eleagnos Scop, alba L.) e pioppi (Populus alba L., nigra L.) uniti ad olmi ( Ulmus minor Mill.) sambuchi (Sambucus nigra L.) e spesso all'esotica robinia (Robinia pseudoacacia). Per quanto riguarda le specie floristiche evidenziamo alcune essenze rare come la fragola comune (Frangula Alnus Mill.), lo zafferano d'imperato (Crocus imperati Ten), il cipolaccio dei prati (Gagea pratensis Dumort.), la genziana minore (Gentiana cruciata L.), il citiso trifloro (cytisus triflorus L'Hèr.) e il ribes delle Alpi (Ribes alpinum L.) e tra quelle maggiormente diffuse quelle che per il loro endemismo assumono importanza naturalistica come la viola di Eugenia (Viola eugeniae Par.), l'elleboro di Boccone (Helleborus bocconei Ten.) e il senecio dell'appennino (Senecio appeninus Taush.). Tra i vari paesaggi antropici il più diffuso e degno di nota è il caratteristico oliveto (Olea europea L.), coltura specializzata che occupa il quasi totale settore occidentale e meridionale del monte fra i 300 e i 750 m. intervallata qua e la da residui dell' antico bosco di roverella e da nuclei arbustivi.
Attività didattiche
Comunità Montana - Collaborazione con gli Enti Parco "Monte Subasio" e "Colfiorito" per visite guidate nelle rispettive aree naturali protette istituite dalla Regione dell'Umbria con L.R. N° 9/95 Gli argomenti trattati nel corso di tali visite sono i seguenti 1 aspetti vegetazionali-climatici-geologici-morfologiciantropici e storici 2 aspetti sulle attività e gestione svolti dalla Comunità Montana 3 aspetti faunistici 4 aspetti sulla fruizione della sentieristica 5 aspetti sulla produzione di energia elettrica alternativa pulita (attivo un impianto misto eolico-fotovoltaico) nel fabbricato demaniale in loc.tà "Bandinelle" frazione di Armezzano in Comune di Assisi, realizzato dall' Enel- distribuzione di Perugina al normale allaccio per abitazione Kw.3 6 aspetti naturalistici legati al messaggio ecologico francescano.

Corpo forestale - Il Corpo Forestale dello Stato fornisce, agli insegnanti interessati, supporto didattico e logistico finalizzato alla conoscenza naturalistica del Parco regionale del M. Subasio ed alla sensibilizzazione nei confronti delle attuali problematiche ambientali.
L'attività didattica, che si rivolge agli alunni delle scuole elementari, medie e superiori, viene concordata con gli insegnati e può essere svolta all'interno di progetti che prevedono anche la collaborazione dell'Ente Parco e della Comunità Montana 'M.Subasio'. Gli incontri, tenuti da personale qualificato, sono preceduti da una breve presentazione del Corpo Forestale e delle sue attività. Le lezioni teoriche, svolte soprattutto presso le sedi delle scuole, hanno solitamente carattere propedeutico; il materiale presentato (video-cassette, dispense, diapositive, manifesti) viene commentato ed approfondito in base alle finalità didattiche ed agli interessi dimostrati dagli alunni. Durante le visite guidate, effettuate all'interno del territorio del Parco, gli alunni hanno l'opportunità di conoscere in modo più completo l'ambiente naturale mediante l'osservazione ed il riconoscimento di piante, animali e fenomeni geologici. Sia per necessità didattiche che climatiche solitamente le lezioni teoriche sono effettuate nel periodo invernale mentre le visite guidate nel periodo primaverile-estivo. Durante l'anno 2000 il personale del Comando Stazione 'M.Subasio' di Assisi e quello dell'Ufficio Amministrazione gestione ex A.S.F.D. di Perugia hanno incontrato ed accompagnato più di 700 alunni di vari istituti scolastici. Nell'ambito di una convenzione stipulata con il Convitto Nazionale di Assisi è stato realizzato uno stage estivo di orientamento scolastico "Scuola - Mondo del Lavoro" della durata complessiva di 60 ore. Gli studenti del Liceo Scientifico che hanno partecipato a questa esperienza di scuola-lavoro hanno potuto accrescere le loro nozioni scientifiche e conoscere una realtà lavorativa legata al settore ambientale.
Per ulteriori informazioni rivolgersi al Comando Stazione 'Monte Subasio' Viale Umberto I n° 1 06081 Assisi (tel. e fax 075/812285) oppure all'Ufficio Amministrazione Gestione ex A.S.F.D. per l'Umbria, Via XIV Settembre n° 69 06100 Perugia (tel. 075/5724284, fax 075/ 5736167).

Gruppo Umbro Mineralogico e Paleontologico - Il Gruppo Umbro Mineralogico Paleontologico in collaborazione con l'Ente Parco fornisce alle scuole, o a chiunque altro interessato, guide gratuite per visitare la mostra permanente dei fossili c/o la sede del Parco. Durante l'anno 2002 si è potuto notare con soddisfazione che l'iniziativa a destato l'interesse di molte scuole della zona con prenotazioni di visite sia al museo che al Parco. Per chi fosse interessato rivolgersi all'Ente Parco.
La Passeggiata delle 8 Porte
La città di Assisi fa parte del Parco del Subasio per cui si può abbinare una lunga camminata con la visita alle antiche mura della città. L'itinerario in oggetto fu proposto da Giuseppe Bambini e Pino Scattaro sulla rivista "Assisi Mia". Si parte da Polta Cappuccini seguendo sulla sinistra una strada in salita si giunge all'altezza del Cassero della Rocchicciola o Rocca Minore, si aggira sempre a sinistra e percorrendo un sentiero in discesa, lungo le mura, si giunge a Porta Perlici. Si entra in città e tenendosi sulla destra si percorre la Via di Porta Perlici sino all'Arco detto degli Archiccioli, di fronte al quale inizia una sentiero segnalato, che inizialmente scende, quindi, seguendo in certi tratti le curve di livello del colle della Rocca, conduce ai piedi del torrione posto al termine del Camminamento della Fortezza, lungo il sentiero, sulla sinistra si gode un bellissimo panorama della valle del Teschio e del versante Nord-Est del Subasio. Lasciando il Torrione della Rocca seguendo il sentiero sefiipre lungo le Muta della Città si giunge a Porta S. Giacomo.
Si può proseguire o entrando in città e dirigendosi, quindi, verso la Basilica di S. Francesco, per giungere comodamente a Porta S. Francesco e quindi a Porta S. Pietro, oppure chi volesse percorrere sentieri in ambiente naturale, può, da Porta S. Giacomo, scendere per la strada che va a Ponte S. Croce, ad un certo putito, in corrispondenza di una interruzione del guard-rail, inizia un sentiero che conduce al Tescio all'altezza di un antico ponte e seguendo il fiume si giunge a Ponte S. Vetturino. Da qui s'imbocca la strada detta la Piaggia, lungo le mura del Convento di S. Francesco. Giunti in cima alla Piaggia, si attraversa Porta S. Francesco e quindi, lasciata sulla sinistra 1'Abbazia di S. Pietro, si esce dalla città da Porta S. Pietro. Continuando sulla sinistra si raggiunge la SS 147 che, come circonvallazione, costeggia le mura cittadine, percorse poche centinaia di metri si raggiunge Porta Sementone. Lasciata la SS 147 si passa sotto l'Arco di Porla Moiano, girando a sinistra si possono ammirare gli antichi lavatoi, percorrendo la strada detta dei Cavallacci, realizzata in parte sopra le antiche Mura cittadine, si giunge a Porta Nuova, l'ultima del nostro giro, di fronte alla quale si può ammirare il bel panorama della Valle Umbra in direzione di Spello e Foligno, e le pendici Sud del Monte Subasio.

Il Trabocco
Un sentiero antico usato in passato dagli assisani per raggiungere a piedi i prati sommatali in occasione delle feste Primavera, era chiamato il "Sentiero del Trabocco". Si parte da Porta Cappuccini, subito a sinistra si sale verso la Rocchicciola e seguendo i segnavia del C.A.I. n.50 , dopo un impegnativa salita si giunge sul Montarone, da qui, lasciando il sentiero n.50 e piegando a sinistra si attraversa un bosco di felci e conifere. Percorsa non molta strada, nel bosco si possono vedere gli unici esemplari di castagni. Impiantati dal Corpo Forestale dello Stato come parcelle sperimentali; oltrepassato il rudere della Baracca di Cibroccolo, si giunge alla fonte della Maddalena, un tempo usata dai pastori per abbeverare il bestiame, quindi dal calcificio situato lungo la strada di Armenzano, ora l'area circostante la fonte è utilizzata come sosta degli escursionisti. Lasciata la Fonte si prosegue in salita lungo strade di servizio forestale e sentieri (n.53) fino ad incrociare la strada del Subasio in loc. Stazzi.
Raggiunto il rifugio, costruito circa 50 anni fa, si può, prima di riprendere il cammino, fare una deviazione e salire sulla cima del Colle S. Rufino, da cui si può ammirare un vasto panorama che va dai Monti di Spoleto al Monte Amiata, ai Colli del Trasimeno. Lasciato il rifugio degli Stazzi, si scende a destra imboccando un sentiero ben segnato, che corre dentro l'impluvio del Fosso delle Carceri. In breve si giunge all'Eremo e, da qui, dopo la visita ad uno dei luoghi più importanti del Francescanesimo, si può tornare ad Assisi o seguendo la strada asfaltata o riprendendo un sentiero che inizia a 500 m. circa dal cancello dell'Eremo lungo la strada Panoramica del Subasio, in corrispondenza di una piccola area di sosta.
Per quanto riguarda il clima del Subasio purtroppo non disponendo di dati oggettivi possiamo solo dare delle indicazioni di massima, supportate, dall'osservazione diretta, dai dati relativi al decennio (51-60) riferiti alla stazione meteorologica sita nell'orto dell'Eremo delle Carceri e da dati provenienti dalle stazioni dei centri limitrofi, Assisi, Foligno, e Nocera. E' opportuno però precisare che l'Orto delle Carceri gode di un clima particolare; è esposto a sud, è protetto verso nord da un muro di recinzione e dalla successiva lecceta e, grazie alla sua posizione è risparmiato dai venti, costituendo cosi un particolare microclima. I dati rilevati dalle varie stazioni possono quindi solo fornirci delle significative indicazioni, ma non possono essere utilizzati in maniera meccanica essendo in questo caso addirittura forvianti. In generale possiamo comunque affermare che le temperature medie mensili più elevate si verificano nei mesi di luglio ed agosto e le minime nel mese di gennaio, per quanto riguarda invece le precipitazioni si registra un massimo principale nei mesi di ottobre e novembre, un secondario in aprile e maggio ed un minimo in luglio ed agosto con modesto periodo di aridità. L'aridità del monte è inoltre accentuata dalla sua natura calcarea, la maggior parte dell'acqua che riceve dalle precipitazioni infatti filtra nei meandri del sottosuolo riemergendo nell'area della bassa pianura. L'osservazione diretta ha inoltre evidenziato che il clima del Subasio essendo un massiccio isolato è fortemente influenzato dai venti, principale causa di una netta differenza climatica tra i versanti. Con i venti occidentali, apportatori di precipitazioni, il gradiente termico viene rispettato, con la fredda tramontana la temperatura scende molto al disotto delle medie, mentre con lo scirocco si mantiene anormalmente elevata. Nel territorio del Subasio i periodi in cui spira la tramontana quasi si equivalgono a quelli in cui soffiano le correnti occidentali mentre per lo scirocco si registrano frequenze inferiori.
Esplicando ogni vento la sua maggiore energia sul versante opposto a quello direttamente colpito, il versante nord-ovest subisce per lo più gli effetti della tramontana che inasprisce eccezionalmente le condizioni climatiche, mentre sul versante opposto sono i venti occidentali che maggiormente influenzano le condizioni climatiche.. Dal punto di vista altitudinale sul Subasio a grandi linee si possono distinguere due grandi fasce climatiche, la quasi temperata al di sotto degli 800m. e la montana oltre i 950-1000 m. dove, il clima si inasprisce notevolmente quando sferza la tramontana, mentre tra le due fasce si determina una zona di transizione che con variazioni di quota rientra nell'una o nell' altra condizione. La nebbia rappresenta un fenomeno poco frequente lungo le pendici del monte, la possiamo incontrare o quando risale dalla pianura per poi dissolversi in breve tempo o dopo un pioggia che con la complicità di strati di area fredda genera ammassi voluminosi ma di breve durata. Sull' area sommitale invece è presente in maniera duratura durante i periodi di tramontana la quale genera una nube fissa che si riforma costantemente o è associata allo scirocco che ricopre con la sua bassa nuvolosità il monte.

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